AMGOD
TAVOLE DI AMGOD
per una visione libertaria dell’uso del digitale
di Ettore Pasculli

Ettore Pasculli promuove un ControManifesto, "AMGOD" (anagramma della parola DOGMA, letta al contrario) per esprimere anche attraverso il nome, l'antitesi di questo progetto, che non vuole solo rappresentare uno scambio di servizi e informazioni nel mondo del cinema digitale ma farsi promotore di una nuova corrente cinematografica.

  1. Gli strumenti digitali vanno utilizzati senza limiti per esprimere ed estendere al meglio immaginazione e fantasia, anche se non sono da considerare assolutamente come il fine perché non ci occupiamo solo di un mezzo di riproduzione ma soprattutto di un mezzo di espressione, il cui valore storico è conseguente alle trasfigurazioni poetiche che consente di creare.

  2. L’immagine è fatta di impulsi luminosi e dunque sulle scelte della luce sia naturale che artificiale, calda o fredda, al neon o al laser, si misura la qualità e la profondità fotografica di un opera. Perché l’immagine ha il limite ma anche la responsabilità di portare i segni del suo tempo.

  3. L’immagine registrata si basa sul movimento e dunque anche il movimento della telecamera, oppure quello del ritmo del montaggio, deve valorizzare al massimo il senso del dinamismo proprio dello strumento che si utilizza, perché avere il senso del digitale significa servirsi di questo per i fini che gli sono propri.

  4. La scrittura non serve come traccia o semplice canovaccio di ciò che si creerà in "diretta" con le riprese ma bensì come progetto sufficientemente articolato, e sviluppato anche col segno, nel senso di imparare a vedere ciò che si immagina, a fare ricerca su storie limite; tutto ciò che non si può rubare alla realtà se non in quella che solo la nostra sensibilità e la nostra visionarietà sa trasmettere.

  5. Fintantoché un opera digitale avrà origine letteraria, teatrale, cinematografica o televisiva non sarà nulla perché la vera opera d’arte digitale comincia dove l’imitazione finisce. Perciò è indispensabile servirsi al massimo e al meglio delle sue possibilità per inventare e manipolare storie e immagini a proprio piacimento e al servizio di una visione selettiva e precisa della realtà del tutto personale e individuale.

  6. In un mondo dominato dall’apparenza, dai simulacri e dagli stratagemmi comunicativi l’opera digitale ha il compito di ristabilire un punto di vista estremo perché è proprio nei periodi di decadenza che si sente la necessità di radicali estremismi. Questo vale anche per l’universo sonoro che costituisce un opera nell’opera e che deve poter disporre della più vasta gamma di effetti possibili oltre alla tecnica estremizzata del doppiaggio in tutte le forme conosciute e ancora da inventare.

  7. Gli apparati digitali dilagheranno nei sistemi televisivi eppure l’opera digitale non si occupa di attualità anche se di questa può farne un facile palcoscenico di ambientazione. Il presente è solo un pretesto: l’obiettivo resta il viaggio, la fuga, l’evasione, la ricerca, l’avventura e la scoperta di dimensioni e realtà anche prive di dimostrazioni evidenti.

  8. Il digitale è contro le grandi concentrazioni e i monopoli delle immagini perché permette una polverizzazione più democratica delle aggregazioni produttive e dunque degli accessi ai nuovi sistemi d’impresa.

  9. Le opere digitali devono seguire un loro corso omogeneo dalla genesi alla diffusione, altrimenti non si possono considerare digitali ma non esclude contaminazioni, alterazioni, incursioni e deturpazioni che mettano in risalto l’obsolescenza dei vecchi strumenti di comunicazione di massa.

  10. Il digitale è contrario ad ogni forma codificata di divisione del lavoro e riporta alla massima unità possibile il divario tra un idea e la sua realizzazione, ma in una visione di totale flessibilità concettuale.

top